Beh riuscire a far venire voglia di canticchiare allegramente di questi tempi.....bisogna essere un po bravini...
Arisa dà questo senso di leggerezza, di spensieratezza ed ironia e anche se trattasi di una "canzonetta" ha ottenuto l'effetto desiderato.
Marzo del 2087...anche i prati rinunciano ai fiori, perchè i fiori hanno perso i colori, ma l'amore ma l'amore noooooo
Arisa veste Clotilde abiti in stile vintage.
venerdì 19 febbraio 2010
giovedì 18 febbraio 2010
Uno yukata come vestaglia per la casa
Lo yukata è un indumento estivo tradizionale giapponese. Viene indossato principalmente durante gli spettacoli pirotecnici, alle feste bon-odori e ad altri eventi estivi. Lo yukata è un tipo molto informale di kimono, che viene indossato anche dopo il bagno nei ryokan, gli alberghi tradizionali giapponesi, infatti, yukata letteralmente significa abiti da bagno.
L'indumento risale al periodo Heian (794-1185), quando i nobili indossavano gli yukata dopo il bagno. Durante il periodo Edo (1600-1868), invece, gli yukata venivano portati anche dai guerrieri.
L'indumento risale al periodo Heian (794-1185), quando i nobili indossavano gli yukata dopo il bagno. Durante il periodo Edo (1600-1868), invece, gli yukata venivano portati anche dai guerrieri.
Stili e tessuti
Come altre forme di abbigliamento tradizionale giapponese, lo yukata ha maniche larghe e cuciture piatte. A differenza del kimono, è fatto generalmente di cotone, invece che di seta o tessuti sintetici, infatti lo yukata è un indumento rinfrescante e non ha una fodera.
Tradizionalmente gli yukata erano di colore indaco, ma oggigiorno è disponibile una vasta varietà di colori, fantasie e stili. Come per il più formale kimono, la vivacità dei colori è inversamente proporzionale all'età di chi lo indossa: ad esempio, una bambina può portare uno yukata di molti colori, una ragaza può portarlo con tinte floreali, mentre una donna anziana sceglierà colori più tradizionali come il blu scuro, con trame geometriche.
Dalla fine degli anni '90, c'è stato un revival degli yukata, e molte giovani donne o ragazze adesso li indossano nuovamente durante l'estate come segno distintivo e non soltanto come tradizione, ad esempio, quest'indumento è stato recuperato dalla recente e giovanile moda Lolita in Giappone, nello specifico, dalla varietà Wa Lolita di questa moda, improntata sul connubio tra abbigliamento tradizionale giapponese e abbigliamento proprio della moda Lolita stesso.
Il modo corretto per indossare uno yukata non è necessariamente ovvio. Il lato sinistro dell'indumento viene avvolto sul lato destro (il contrario va evitato dato che soltanto ai funerali si avvolge il lato destro su quello sinistro) e viene usata l'obi, una cintura apposita, per chiudere lo yukata. Lo yukata, così come i kimono, dovrebbe essere per le donne della stessa altezza della persona che lo andrà ad indossare: verrà infatti ripiegato in vita, andando a formare l'"ohashori". Inoltre, generalmente, vengono indossate delle geta, dei sandali tradizionali in legno. In privato, come ad esempio dopo un bagno, lo yukata viene chiuso molto più semplicemente.
Per quanto riguarda gli uomini, lo yukata viene indossato dai lottatori di sumo. I lottatori più giovani devono indossarlo in pubblico, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche o dalla stagione. Durante l'estate tutti i lottatori tendono a portarlo.
Sia gli uomini che le donne lo portano negli alberghi tradizionali giapponesi (ryokan) o alle terme (onsen). Dopo essere entrati nell'albergo, le persone spesso si cambiano d'abito, indossando gli yukata forniti dal ryokan.
Le spiegazioni per il cucirlo le ho trovate qui , semplicissimo no??? io ci provo!
Come indossarlo l'ho trovato qui
Questa sotto è una vestaglia dello stilista francese Paul Poiret del 1923 di ispirazione orientale

mercoledì 17 febbraio 2010
Artemide e vecchi miti anni 70
Lampada da tavolo NESSO di Artemide - 1965
Luce di grande atmosfera
Celeberrima NESSO, vincitrice del 1° premio al Concorso Studio Artemide/Domus (Milano 1965).


NESSINO è la variante nuova trasparente ( non mi piace)
ECLISSE
Artemide Eclisse è una lampada da tavolo o parete in metallo verniciato nei colori bianco, arancio o silver. Incandescente opalina D 45 - E 14 25W Premio "XIV" Triennale - Milano - Italia Premio "Compasso d'Oro/A.D.I." - Milano - Italia - 1967 Esposta permanentemente al The Denver Art Museum - Colorado - USA Esposta permanentemente al Musée des Artes Décoratifs de Montreal - Montreal - Canada Esposta permanentemente al Museo del Design Italiano 1945-1990 - Triennale di Milano - Milano (Italia) Esposta al The Design Collection of The Museum of Modern Art - New York - UsaArtemide Eclisse è esposta permanentemente nella sezione Design della Civica Galleria D'arte Moderna Gallarate (VA) - Italia Esposta permanentemente all'Itinerario Storico Permanente del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica "Leonardo Da Vinci" - Milano - Italia Esposta permanentemente alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna - Roma - Italia
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Porta ombrelli DEDALO di Artemide - 1966
http://www.artemide.com/
lunedì 15 febbraio 2010
Uxua un Resort come una casa
Nell'articolo di oggi del Corriere si parla di un resort per vip arredato in modo naturale dall'accoglienza casalinga ma i prezzi non saranno di certo abbordabili da una casalinga.
Lo posto per gli ambienti, per quel desiderio di avvicinamento alla natura più selvaggia che evidentemente condivido con i vip ehehehe.
Questo tavolo sotto l'apertura a finestra mi piace proprio

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Lo posto per gli ambienti, per quel desiderio di avvicinamento alla natura più selvaggia che evidentemente condivido con i vip ehehehe.
Questo tavolo sotto l'apertura a finestra mi piace proprio
Sono mobili vecchi del Brasile..stupendi

Sigh ! non so se avete notato ma NON ci sono le finestre o le porte, là non si va mai sotto i 20gradi ( grrr)
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Eccolaaa anche qui la vasca coi piedini e l'idro senza piedini uhmmm bel dilemma eh?

Angolo della siesta, con ombreggiatura della luce facendo scendere le fronde dal tetto, lo sentite il vento che muove le foglie della palma là fuori ? e quell'odore tipico di frutta della zona caraibica? IO SI
Ahhhh nostalgia canaglia!!!!!
Altre foto le vedrete cliccando sul link all'inizio del post
domenica 14 febbraio 2010
IDEE MALSANE? UTOPICHE? O LUNGIMIRANTI...
Quando cominci a chiederti , sempre più spesso, che senso ha la tua vita, forse è arrivata l'ora di fare un passo indietro, di riscoprire le forme della parola libertà.
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Tratto dal libro: ADESSO BASTA di Simone Perotti
Ultimo capitolo intitolato: Ultima idea pagine 188- 191
"La nostra generazione tra i 25-30 anni e i 50 non godrà della previdenza, Non ne godrà come ne gode mio padre, intendo cioè con una entrata mensile che metta al riparo da tutto.Inoltre moltissimi di noi diventeranno anziani senza figli.L'esercito di single che corre per la propria via diventerà un esercito di anziani single, per lo più soli.Sono i fenomeni di una nuova società, giusta o sbagliata che sia.
Ora, la storia ci insegna che la consolazione dei figli verso i genitori è una chimera. I figli vanno per il mondo e spesso non ci sono quando i genitori invecchiano.Della malinconia e della tristezza della vecchiaia i giovani non ne sanno nulla e non possono capire nulla. Fatevi un giro per gli ospedali : sono tutti anziani .E tutti soli.
Allora mi chiedo. Non sarà che di fronte a questo nuovo scenario dobbiamo tentare vie nuove, nuove soluzioni più adatte alla realtà odierna e futura, anche se diverse dal passato?
A ben vedere ,una serie di caratteristiche personali, psicologiche, sociali ci rendono una generazione del tutto anomala ma ci accomunano :
Non abbiamo figli ( molti di noi). Invecchieremo senza previdenza o con problemi economici da risolvere.
Non abbiamo penato per avere la maggior parte dei nostri oggetti, e dunque non proviamo un grande senso del possesso, non siamo gelosi della nostra casa, delle nostre cose, come se fossero il terminale di chissà quale conquista: in molti tra di noi presterebbero a un amico la casa, la barca , la macchina e via così, cosa che i nostri genitori non avrebbero mai fatto.possiamo muoverci siamo abituati al movimento, al cambiamento più di quanto non lo fossero i nostri predecessori. Siamo una generazione che comunica, che gestisce media,che vive spesso in gruppo, vero o virtuale che sia, anche per combattere la solitudine di quest'epoca.
Siamo tutti abituati ad avere molte cose,a viver ein posti piacevoli,e mal ci rassegneremmo a vivere in un ospizio.Ognuno di noi ha molti oggetti, strumenti, libri,video , elettrodomestici, sedie,pentole etc.
E se ci mettessimo a vivere insieme, magari dopo una certa età? Facciamo due conti:
Se ognuno di noi ha 300 mila euro, in dieci persone riusciamo a mettere assieme 3 milioni di euro.Se ognuno di noi ha 400 libri, insieme ne abbiamo 4mila.Lo stesso dicasi per pentole, tappeti, televisori, stereo lenzuola tavoli, librerie, racconti, storie, idee, soluzioni etc.
Ma allora forse qualcosa di nuovo può nascere, con vantaggio comunque per tutti! Vediamo se sta in piedi:
Compriamo un casale bellissimo, dietro le prime colline di fronte al mare, qualcosa che costi 2 milioni di euro.Con 500mila euro lo ristrutturiamo ad hoc. Potremmo realizzare 10 monolocali da 50mq l'uno, stanze con bagno e studio,perfetti per viverci,graziosi accessoriati, cablati.Potremmo realizzare un grande salone comune e una cucina ancor più grande e spaziosa.Un bel giardino con l'orto tutto intorno. Avremmo già tutto: libri a non finire, film a non finire e ogni altro accessorio di cui godere tutti assieme.Con i 500 mila euro che avanzano potremmo fare molte cose comuni, comprare quel che manca, mettere un fondo cassa comune,costruire una falegnameria o un laboratorio dove divertirci a costruire e creare cose utili.Potremmo godere della nostra solitudine e , al tempo stesso,godere della compagnia di altri, a scelta.Potremmo esserci di mutuo soccorso gli uni con gli altri,cioè ascoltarci, aiutarci nella malattia, farci da mangiare scambievolmente.
Vivremmo in un posto molto bello dove nessuno di noi potrebbe stare se non grazie a queste economie di scala. Potremmo innanzitutto fare una esperienza di vita comune straordinaria, una cosa in più , una nuova vita da vivere, diversa da tutte le altre.E per di più potremmo scoprirci affascinati da quello che l'altro sa fare,da come si occupa dell'orto,da come sa cucire,dipingere, fare l'ikebana, il sushi o chissà cos'altro.
Potremmo realizzare dei gruppi di acquisto per pagare meno il cibo e avere qualità maggiore.Potremmo organizzare eventi nel nostro salone, invitare gente a parlare, a fare attività sociale.Potremmo creare una piccola banca del tempo, in cui ognuno metterebbe a disposizione i propri risparmi temporali e dedicarsi a fare, scrivere aiutare altra gente, spiegare il nostro progetto ecc.
Questa idea va sviluppata.
Non ci ho studiato sopra ma mi sembra del tutto percorribile. Un kibbuz moderno, originato dall'opportunità economica ed esistenziale e della convivenza delle differenze, dunque nulla di ideologico o religioso, nulla di programmatico, al riparo dunque dal mutamento delle convinzioni nel tempo perchè tutto giocato sulla concretezza, sull'opportunità di vivere insieme, di aiutarsi e di battere ancor di più il sistema che ci vuole schiavi, isolati, in difficoltà.
Il filosofo e teologo Raimond Panikkar, ad esempio ha sviluppato una visione alternativa del governo mondiale , che lui chiama le bio-regioni : regioni naturali dove natura e uomini vivono in un unico ed armonioso complesso.qualcuno può senz'altro pensare che siano visioni irrealizzabili, ma,come dice Serge Latouche, " una cosa è certa: la creazione di iniziative locali democratiche è sicuramente più realistica di quella di un mondo globale democratico, di cui pure si discute continuamente".
Chissà che qualcuno non abbia voglia di sviluppare questo punto finale del mio ragionamento. Magari insieme.
Se mi viene a trovare, gli offro una bella cena e ne parliamo. Con calma.Cioè come io vivo adesso.
Simone mi piace,mi piace come si esprime, condivido appieno le sue osservazioni sul mondo di oggi e leggendo il suo libro la cosa che ho apprezzato di più è la concretezza nell'intraprendere e perseguire il suo sogno, che vorrei tanto diventasse patrimonio anche mio.
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Tratto dal libro: ADESSO BASTA di Simone Perotti
Ultimo capitolo intitolato: Ultima idea pagine 188- 191
"La nostra generazione tra i 25-30 anni e i 50 non godrà della previdenza, Non ne godrà come ne gode mio padre, intendo cioè con una entrata mensile che metta al riparo da tutto.Inoltre moltissimi di noi diventeranno anziani senza figli.L'esercito di single che corre per la propria via diventerà un esercito di anziani single, per lo più soli.Sono i fenomeni di una nuova società, giusta o sbagliata che sia.
Ora, la storia ci insegna che la consolazione dei figli verso i genitori è una chimera. I figli vanno per il mondo e spesso non ci sono quando i genitori invecchiano.Della malinconia e della tristezza della vecchiaia i giovani non ne sanno nulla e non possono capire nulla. Fatevi un giro per gli ospedali : sono tutti anziani .E tutti soli.
Allora mi chiedo. Non sarà che di fronte a questo nuovo scenario dobbiamo tentare vie nuove, nuove soluzioni più adatte alla realtà odierna e futura, anche se diverse dal passato?
A ben vedere ,una serie di caratteristiche personali, psicologiche, sociali ci rendono una generazione del tutto anomala ma ci accomunano :
Non abbiamo figli ( molti di noi). Invecchieremo senza previdenza o con problemi economici da risolvere.
Non abbiamo penato per avere la maggior parte dei nostri oggetti, e dunque non proviamo un grande senso del possesso, non siamo gelosi della nostra casa, delle nostre cose, come se fossero il terminale di chissà quale conquista: in molti tra di noi presterebbero a un amico la casa, la barca , la macchina e via così, cosa che i nostri genitori non avrebbero mai fatto.possiamo muoverci siamo abituati al movimento, al cambiamento più di quanto non lo fossero i nostri predecessori. Siamo una generazione che comunica, che gestisce media,che vive spesso in gruppo, vero o virtuale che sia, anche per combattere la solitudine di quest'epoca.
Siamo tutti abituati ad avere molte cose,a viver ein posti piacevoli,e mal ci rassegneremmo a vivere in un ospizio.Ognuno di noi ha molti oggetti, strumenti, libri,video , elettrodomestici, sedie,pentole etc.
E se ci mettessimo a vivere insieme, magari dopo una certa età? Facciamo due conti:
Se ognuno di noi ha 300 mila euro, in dieci persone riusciamo a mettere assieme 3 milioni di euro.Se ognuno di noi ha 400 libri, insieme ne abbiamo 4mila.Lo stesso dicasi per pentole, tappeti, televisori, stereo lenzuola tavoli, librerie, racconti, storie, idee, soluzioni etc.
Ma allora forse qualcosa di nuovo può nascere, con vantaggio comunque per tutti! Vediamo se sta in piedi:
Compriamo un casale bellissimo, dietro le prime colline di fronte al mare, qualcosa che costi 2 milioni di euro.Con 500mila euro lo ristrutturiamo ad hoc. Potremmo realizzare 10 monolocali da 50mq l'uno, stanze con bagno e studio,perfetti per viverci,graziosi accessoriati, cablati.Potremmo realizzare un grande salone comune e una cucina ancor più grande e spaziosa.Un bel giardino con l'orto tutto intorno. Avremmo già tutto: libri a non finire, film a non finire e ogni altro accessorio di cui godere tutti assieme.Con i 500 mila euro che avanzano potremmo fare molte cose comuni, comprare quel che manca, mettere un fondo cassa comune,costruire una falegnameria o un laboratorio dove divertirci a costruire e creare cose utili.Potremmo godere della nostra solitudine e , al tempo stesso,godere della compagnia di altri, a scelta.Potremmo esserci di mutuo soccorso gli uni con gli altri,cioè ascoltarci, aiutarci nella malattia, farci da mangiare scambievolmente.
Vivremmo in un posto molto bello dove nessuno di noi potrebbe stare se non grazie a queste economie di scala. Potremmo innanzitutto fare una esperienza di vita comune straordinaria, una cosa in più , una nuova vita da vivere, diversa da tutte le altre.E per di più potremmo scoprirci affascinati da quello che l'altro sa fare,da come si occupa dell'orto,da come sa cucire,dipingere, fare l'ikebana, il sushi o chissà cos'altro.
Potremmo realizzare dei gruppi di acquisto per pagare meno il cibo e avere qualità maggiore.Potremmo organizzare eventi nel nostro salone, invitare gente a parlare, a fare attività sociale.Potremmo creare una piccola banca del tempo, in cui ognuno metterebbe a disposizione i propri risparmi temporali e dedicarsi a fare, scrivere aiutare altra gente, spiegare il nostro progetto ecc.
Questa idea va sviluppata.
Non ci ho studiato sopra ma mi sembra del tutto percorribile. Un kibbuz moderno, originato dall'opportunità economica ed esistenziale e della convivenza delle differenze, dunque nulla di ideologico o religioso, nulla di programmatico, al riparo dunque dal mutamento delle convinzioni nel tempo perchè tutto giocato sulla concretezza, sull'opportunità di vivere insieme, di aiutarsi e di battere ancor di più il sistema che ci vuole schiavi, isolati, in difficoltà.
Il filosofo e teologo Raimond Panikkar, ad esempio ha sviluppato una visione alternativa del governo mondiale , che lui chiama le bio-regioni : regioni naturali dove natura e uomini vivono in un unico ed armonioso complesso.qualcuno può senz'altro pensare che siano visioni irrealizzabili, ma,come dice Serge Latouche, " una cosa è certa: la creazione di iniziative locali democratiche è sicuramente più realistica di quella di un mondo globale democratico, di cui pure si discute continuamente".
Chissà che qualcuno non abbia voglia di sviluppare questo punto finale del mio ragionamento. Magari insieme.
Se mi viene a trovare, gli offro una bella cena e ne parliamo. Con calma.Cioè come io vivo adesso.
Simone mi piace,mi piace come si esprime, condivido appieno le sue osservazioni sul mondo di oggi e leggendo il suo libro la cosa che ho apprezzato di più è la concretezza nell'intraprendere e perseguire il suo sogno, che vorrei tanto diventasse patrimonio anche mio.
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