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martedì 4 gennaio 2011

Scuola di stile ( senza tempo)







Illustrazioni e testi tratti da:


Eleganza per lei
di Arianna Chieli
pp.73, 17.90 euro
Astraea Editrice

visto sul sito: http://www.leiweb.it

venerdì 30 aprile 2010

Festa del 1 Maggio



Acciderbolina quella compie gli anni proprio oggi!!!


Ehi ragazzi fate finta di niente...
 cantate e sorridete, ma sono 50 !!!

Oddio che cifrona!!!!

Solo affogando tra le fragole e panna possiamo far passare questa giornata !

magari anche scartando qualche regalino e cotillons
e facendo to-pi-to-pi-to con i macarons di Ladureè
A me la scelta del primo e il resto a tutti voi!!!
a me medesima!!!

martedì 27 aprile 2010

Oggi ho 100 lettori fissi ! GRAZIE





Carissimi, mi accorgo che oggi ho raggiunto i 100 lettori fissi del mio blog.
Desidero ringraziarvi di cuore, questa cosa è iniziata così per scherzo, perdendo tempo sulla tastiera ma ora ci sono affezionata, è il mio diario, la mia stanzetta virtuale , il mio appuntamento quotidiano con ciò che più mi piace, ed è piacevole sapere che la tua stanzetta diventa vetrina da visitare periodicamente per 100 persone, tra l'altro anche non italiane.
 Non avrei mai pensato ma voglio farvi sapere che partecipate al grado di piacevolezza della mia vita.
Glitter Graphics

mercoledì 14 aprile 2010

L'alternanza è sintomo di democrazia

Qui cari miei, dopo 65 anni di amministrazione rossa, da qualche giorno si è insediata la destra... e io assieme a tutti i miei colleghi  che stiamo subendo mobbing aziendale da quasi 2 anni...stiamo seduti sul bordo del fiume ad aspettare.... molto speranzosi....

mercoledì 17 marzo 2010

Inadeguata ai tempi

Ho scoperto una cosa, volevo tradurre il testo di un blog , scritto in inglese ma fatto da una italiana e google traduttore non inserisce l'italiano tra le possibili lingue da tradurre se il blog e' scritto in italia ( non ha tutti i torti del resto , lui presume che lo si scriva nella lingua originale) e cosi', per noi , donnine attempate, che alle medie negli anni 70 studiavamo il francese  e non l'inglese ci è precluso di sapere di cosa parlano.
Giustamente scrivere un blog in inglese è certamente di più ampio respiro, ci si sente cittadini del mondo a tutti gli effetti, specie se si comunica con bloggher di altre nazioni o addirittura di altri continenti.
Il mondo corre.. io sono in coda , non c'e' tempo e spazio per chi non si adegua eh???

giovedì 14 gennaio 2010

Inferno e paradiso

Ma Dio Cristo, a volte sul serio dubito che tu ci sia, che sia tutto un " Grande caso" questa vita, perche' succede esattamente il contrario di quello che hai predicato, succede che chi nasce sfortunato lo sia ancor di più, e chi ha già tanto possa ottenere tantissimo.Questa gente soffre e ha sofferto da molti decenni, anzi da secoli,governata da scellerati ,tira a campare, senza avere di che mangiare, vestire i propri figli, infatti ancora oggi moltissimi sono i bimbi morti per denutrizione, gli uomini haitiani  pur di scappare da quella miseria, attaversano a nuoto l'oceano passando il confine, di notte , verso la Rep. Dominicana per andare al massacro, al taglio della canna da zucchero a 3 dollari al giorno, li ho visti io, con i miei occhi,tagliare quelle canne col machete in mano, per ettari ed ettari....una cosa che ha del disumano. La mia amica più cara e' qui a MN ma originaria di Santo Domingo, stamattina l'ho sentita  e le ho chiesto della sua famiglia.Ha impiegato 2 giorni interi per prendere la linea telefonica, notte e giorno finche' stanotte alle 3 circa c'e' riuscita, si sentiva malissimo ma...si sentiva...
A Santo Domingo sono state danneggiate lievemente le case, il suo papa' si e' ferito perche' si e' staccato il lampadario dal soffitto cadendogli addosso, e' caduto il televisore dal mobile ( !!) e tutte le suppellettili di casa , hanno qualche lesione ai muri ma sono tutti vivi. Fino a poco fa c'era pure lo stato di allerta per la paura ztunami come non bastasse.Sono abituati a tornado equatoriali, hanno rifatto la casa circa 4 o 5 volte prima di costruirla in muratura ma non hanno mai conosciuto il terremoto e la cosa li ha lasciati attoniti.
Quella gente è buona, e' abituata ad aiutarsi a vicenda,hanno una tolleranza alla sofferenza e al dolore altissima, imparano fin da piccoli a e doversela cavare da soli, a sopportare fame ,freddo, sporcizia, solitudine...
Tutto cio' succede  in un paradiso terrestre, in un luogo del mondo dove la natura ti lascia a bocca aperta dove se cade un seme sulla sabbia ne nasce sicuramente una palma, dove il verde delle foglie e' lucente e i frutti sembrano quelli dell'eden....... Qui al contrario, abbiamo tutto, viviamo nella bambagia,ci permettiamo di sprecare di tutto di più ma... facciamo una vita da criceti nella ruota, rendendoci schiavi dei nostri desideri, tutto cio' in un vuoto di valori da far sogghignare qualsiasi Lucifero, per poi capire( tardi) che cio' non  ha nessun valore, se non noi stessi e i nostri cari.
Cerco un senso ma un senso non ce l'ha, e se non c'e' un senso non c'e' niente, c'e' solo il caso, un fottutissimo sfortunato caso.
Da soli non ce l'avremmo fatta noi all'Aquila, figuriamoci li'... oltre a fare un sms, vedete se avete dei vestiti da mettere in un sacco e da portare a qualche organizzazione che si occupi della raccolta e spedizione tramite qualche volo umanitario, là anche una maglietta fa la differenza.
Vi abbraccio



















Foto dal Corriere della sera
AGIRE   sms al 48541

mercoledì 6 gennaio 2010

E' nelle cose piccole, lo specchio delle nostre incapacità di vivere



Il pane perso nell'età dello spreco


Nel 1923, nella Germania sconvolta dall’inflazione, una libbra di pane costava 220.000.000 di marchi. Calcolato nelle cifre di quell’anno tedesco, lo spreco giornaliero milanese di pane ammonterebbe a settemilanovecentoventi miliardi di marchi. Naturalmente si tratta di un conto insensato, data l’assoluta incomparabilità del valore del denaro nella Germania di allora e nell’Italia di oggi.

Ma il paragone abnorme mette ancor più in risalto la vertigine che prende il lettore quando le notizie riguardanti cose concrete o anche spicciole dell’esistenza quotidiana— come il pane — si traducono in numeri che si stentano ad immaginare, a porre in relazione alla realtà.

Centottanta quintali di pane buttati via ogni giorno a Milano, novecentocinquantanovemila tonnellate di pane consumate in Italia lo scorso anno... In questi giorni, leggendo il giornale, ci mettevamo a fare calcoli per tradurre quei numeri in oggetti concretamente afferrabili con la mente, per sapere quanti panini o mezzi panini avrebbe potuto mangiare di più ogni milanese se tutti fossero andati a frugare nelle spazzature, quanti affamati— per i quali pure una pagnotta è un miraggio— avrebbero potuto saziarsi con quei pletorici avanzi. Quando una crisi economica o un problema finanziario si dilatano, sembrano perdere il nesso con la realtà; pure quella folle cifra tedesca è in parte irreale, gonfia in misura fantasmagorica la pur gravissima difficoltà di procurarsi in quei giorni un tozzo di pane in Germania.


Lafitte, il banchiere di Luigi Filippo re di Francia, diceva che la finanza ha spesso la meningite ed era uno che s’intendeva di numeri e del loro rapporto, così spesso bislacco, con le cose. La cifra del nostro stipendio la sentiamo concretamente corrispondere alle cose in cui può convertirsi e si converte— un pranzo, un cappotto o l’affitto— finché non comincia a slittare così pericolosamente rispetto al costo della vita da diventare fluttuante e irreale, perché non sappiamo più a cosa corrisponde in realtà, a quanti caffè al bar o a quante stanze di un appartamento in affitto. Nei mesi scorsi, le discussioni sulla crisi— sulle sue dimensioni e le sue prospettive, insomma la sua realtà— sembravano bolle d’aria o di sapone, simili a quelle bolle (misteriose per i profani) di cui parlavano, e scoppiavano di continuo nel nulla; troppi esperti di banca, di finanza e di economia apparivano guru sfiatati e acchiappanuvole.


Quello spreco di pane appartiene alla follia generalizzata in cui e di cui viviamo e che non risparmia certo il commentatore di quello sciupìo più di chi lo mette in atto. Esso desta giustamente scandalo, perché è un’offesa oggettiva a chi non ha pane. La mia generazione lo sente più fortemente di quanto lo sentano quelle più giovani, perché, pur non avendo mai patito la fame, sono cresciuto in un’epoca in cui si mangiava tutto quello che c’era nel piatto, senza buttare via niente, e anche adesso, pur cercando anche a tavola i piaceri — com’è giusto, perché non siamo al mondo per fare fioretti— non mi viene in mente di lasciare avanzi nel piatto, anche quando il cibo non mi dà grandi soddisfazione. Anni fa uno dei miei figli, conoscendo questa mia abitudine e vedendo un giorno che non gustavo quello che mangiavo, si mise a riempirmi ogni tanto di nuovo il piatto, quando ero distratto da altre cose e non me ne accorgevo, sicuro che avrei continuato imperterrito a vuotarlo.

È lo stile formatosi in un’epoca della penuria, che non dobbiamo certo rimpiangere. Pure lo spreco, peraltro, non contrassegna solo le società opulente, ma anche, sia pure solo in occasioni speciali, quelle povere: in una pagina memorabile Canetti ha descritto l’enorme spreco praticato da alcune popolazioni indigene non certo ricche per dimostrare, in alcuni riti, potere e magnificenza, la regalità di distruggere pure ciò che è necessario a vivere, di gettare in un certo qual modo pure se stessi nel fuoco. La miseria è quasi cessata per noi, ma non per il mondo — in cui anzi aumenta — e dal mondo s’infiltra nelle nostre città, nell’esistenza di tanti nostri concittadini, venuti da lontano o nati vicino a noi, che non hanno dove posare la notte il capo, come dice la Scrittura del Figlio dell’Uomo, e dove trovare il pane.

Quei 180 quintali buttati via sono uno scandalo, ma di chi è la colpa? È facile ed è doveroso pensare agli affamati, ma è anche retorico, se non si riesce a suggerire tecnicamente, in modo concreto, come distribuire quel pane a chi ne ha bisogno. Non è certo semplice, come hanno sottolineato sul Corriere alcuni rappresentanti delle meritorie associazioni di volontariato.

Il problema si fa ancor più tragicamente difficile se dallo scialo milanese o italiano si passa a quello del cosiddetto primo mondo in generale, rispetto alle centinaia di milioni di persone che, nelle più diverse parti della terra, muoiono di fame e di sete e che sarebbe difficile sfamare e dissetare anche se buttassimo meno pagnotte nel cestino e lasciassimo scorrere meno l’acqua nel bagno. I 180 quintali di pane sprecati ogni giorno a Milano sono il piccolo tassello di un immane, tragico problema che investe il mondo; tragico perché— a parte le infami e deliberate ingiustizie, che è necessario eliminare— è oggettivamente di difficilissima soluzione.

Distribuire, ai milioni e milioni che non li hanno, il pane e l’acqua che ci avanzano è più arduo che viaggiare nello spazio o realizzare mutazioni genetiche; siamo capaci di trasformare radicalmente l’uomo, che presto sarà qualcosa d’altro rispetto all’umanità che conosciamo, ma non siamo capaci di dargli da mangiare e da bere. A tutto ciò si aggiunge l’iniquo sfruttamento di ogni genere perpetrato da parte di tante potenze e forze economiche ai danni del pianeta e di innumerevoli suoi abitanti. I volontari— specialmente, ma non soltanto religiosi— che nei più aspri luoghi della terra aiutano contro ogni speranza i loro sempre più numerosi fratelli in condizioni abominevoli, salvano l’onore dell’umanità, come soldati che non si arrendono, ma tutta l’umanità è seduta ai bordi di un vulcano non certo spento. Quei panini gettati via sono anche dei lapilli che attestano il ribollire della lava.

Corriere della sera del 06 gennaio 2010
Articolo di Claudio Magris
 
Io anni fa ho lavorato in un supermercato, e ricordo ancora la rabbia che provavo nel vedere accatastati in magazzino palet di merce perfettamente commestibile, ritirata dagli scaffali una settimana prima della scadenza , oppure lievemente difettosa, imperfetta, tutta roba che attendeva il macero.
Le cassiere , io compresa, si erano espresse col direttore chiedendo di poter acquistare noi dipendenti alcuni prodotti,( pagando, non in regalo) o di proporli a qualche istituto, qualche mensa, associazione umanitaria etc...... la risposta fu stizzita,un bel NO secco di un "sapientino milanese", e in aggiunta ci disse di non interessarci a quello che vedavamo transitando per i magazzini, ma di fare solo il lavoro richiesto, senza pensare ! Per mia fortuna rimasi solo 13 mesi in quel posto, so che tutti i supermercati sono cosi', che scartano dagli scaffali frutta appena ammaccata ( e pagano pure la persona che la controlla ) pero' mi servì , cambiò il mio  metodo d'aquisto, giurai di non portare piu' un solo mio centesimo dentro quel supermercato e ancora oggi mantengo piacevolmente il giuramento; inoltre ho smesso di fare la spesa in modo compulsivo riempiendo il carrello e alimentando la mia dispensa con la goduria delle farfalline, oggi frequento i negozietti e pochissimo i supermercati,ho più spazio nei pensili, le mie spazzature, negli ultimi anni , si sono decisamente ridotte, e sono migliorati  i rapporti interpersonali frequentando mercati contadini che effettuano la vendita diretta dei prodotti coltivati sul territorio,il macellaio col quale scambio le arrabbiature politiche in corso di giornata, il panettiere che mi tiene informata delle variazioni anagrafiche cittadine ehehhehe
insomma...io sono felicemente uscita dal percorso obbligato costruito per le pecore...fatelo anche voi..e' tutto guadagno credetemi, a volte per andare avanti bisogna tornare indietro!!

Vivere con la spazzatura dei Super- video
 (eco-sostenibile)

martedì 5 gennaio 2010

I love letargo

Con questo freddo, con questo buio invernale...voglio il letargo!!! Gennaio e Febbraio sono lunghisssimi, e mi pare che il freddo sia durato già un po' troppo uffa,ieri nevicava ancora, il mio calicantus ha già i boccioli  che a giorni si apriranno e questo fa presagire che siamo a buon punto, siamo in via di allungamento delle giornate pero'.......al mattino....si sta cosi' bene al calduccio che non mi vorrei mai alzare porca paletta , ma è vero che in Svezia lavorano solo 6 mesi all'anno e nei mesi invernali si godono la casa???
peccato che non amo il freddo... perche' se cosi' fosse.................

 (pigrona)

lunedì 4 gennaio 2010

A me , carbone !





Quando è l'ora, la Befana

alla scopa salta in groppa.

D'impazienza già trabocca:

l'alza su la tramontana,

fra le nuvole galoppa.

Ogni bimbo nel suo letto

fa l' esame di coscienza:

maledice il capriccetto,

benedice l' ubbidienza:

La mattina al primo raggio

si precipita al camino.

Un bel dono al bimbo saggio,

al cattivo un carboncino!
 
Ecco a me arriverà una calza piena di carbone, non sono prodiga di commenti , non rispondo agli inviti, non partecipo ai blog candy,non sono in cerca di premi, per giunta manco mi piace il carbone dolce,  una bambina cattiva e ribelle ecco !
che ce posso fa'..son fatta cosi', ci vuole pazienza...:))
 (asociale)

venerdì 1 gennaio 2010

Sognare non costa niente.....

VORREI UN GRANDE ACCHIAPPASOGNI, CHE SOVRASTI IL MONDO,VORREI UN PO' DI VENTO, CHE INDIRIZZI TRA LE TRAME DEL CERCHIO TUTTE LE COSE NEGATIVE, CHE CON LE PIUME VOLERANNO VIA,E SUI FILI RESTINO CON NOI LE COSE BUONE,ANCHE PICCOLE, CHE RIUSCIREMO A VIVERE , APPREZZARE O MEGLIO REGALARE.
AD OGNUNO DI NOI, IL COMPITO DI SENTIRSI IN COMPAGNIA DI QUESTO OGGETTO, IL COMPITO DI SAPER SCEGLIERE TRA UNA COSA BUONA E UNA CATTIVA E NON SARA' PIU' VERO CHE ...NOI SINGOLI NON POSSIAMO FARE NIENTE PER MIGLIORARE IL MONDO, ANCHE L'OCEANO E' COMPOSTO DA SINGOLE GOCCE.


LA LEGGENDA DEL DREAM CATCHER SECONDO LA CULTURA DEI CHEYENNE
Molto tempo prima che arrivasse l’uomo bianco, in un villaggio cheyenne viveva una bambina il cui nome era Nuvola Fresca. Un giorno la piccola disse alla madre, Ultimo Sospiro della Sera:” quando scende la notte, spesso arriva un uccello nero a nutrirsi, becca pezzi del mio corpo e mi mangia finché non arrivi tu, leggera come il vento e lo cacci via. Ma non capisco cosa sia tutto questo”.
Con grande amore materno Ultimo Sospiro della Sera rassicurò la piccola dicendole: “le cose che vedi di notte si chiamano sogni e l’uccello nero che arriva è soltanto un’ombra che viene a salvarti” Nuvola fresca rispose: “ma io ho tanta paura, vorrei vedere solo le ombre bianche che sono buone”.
Allora la saggia madre, sapeva che in cuor suo sarebbe stato ingiusto chiudere la porta alla paura della sua bimba, inventò una rete tonda per pescare i sogni nel lago della notte, poi diede all’oggetto un potere magico: riconoscere i sogni buoni, cioè quelli utili per la crescita spirituale della sua bambina, da quelli cattivi, cioè insignificanti e ingannevoli. Ultimo Sospiro della Sera costruì tanti dream catcher e li appese sulle culle di tutti i piccoli del villaggio cheyenne. Man mano che i bambini crescevano abbellivano il loro acchiappasogni con oggetti a loro cari e il potere magico cresceva, cresceva, cresceva insieme a loro… Ogni cheyenne conserva il suo acchiappasogni per tutta la vita, come oggetto sacro portatore di forza e saggezza.
Ancora oggi, a secoli di distanza, ogni volta che nasce un bambino, gli Indiani costruiscono un dreamcatcher e lo collocano sopra la sua culla. Con un legno speciale, molto duttile, plasmano un cerchio, che rappresenta l'universo, e intrecciano al suo interno una rete simile alla tela del ragno. Alla ragnatela assegnano quindi il compito di catturare e trattenere tutti i sogni che il piccolo farà. Se si tratterà di sogni positivi, il dream catcher li affiderà al filo delle perline (le forze della natura) e li farà avverare. Se li giudicherà invece negativi, li consegnerà alle piume di un uccello e li farà portare via, lontano, disperdendoli nei cieli...

LA LEGGENDA DEL DREAMCATCHER SECONDO LA CULTURA LAKOTA
Nei tempi antichi un vecchio stregone si trovava sulla cima di un monte ed ebbe una visione. Iktome, grande maestro di saggezza, gli apparve sotto forma di ragno e gli parlò in una lingua sacra. Disse al vecchio lakota dei cicli della vita, di come iniziamo a vivere da bambini passando dall’infanzia all’età adulta, e alla fine diventiamo vecchi e qualcuno si prende cura di noi come se fossimo diventati un’altra volta bambini, così si completa il ciclo.
Mentre parlava, il ragno prese all’anziano un cerchio che aveva con lui, era un cerchio di salice al quale erano attaccate delle piume e delle crine di cavallo abbellite da perline. Prese il cerchio e iniziò a tessere una rete all’interno, mentre tesseva continuava a parlare e disse: “in ogni periodo della vita vi sono molte forze, alcune buone e altre cattive, se ascolterai le forze buone queste ti guideranno nella giusta direzione, ma se ascolterai quelle cattive andrai nella direzione sbagliata e questo potrebbe danneggiarti.
Mentre il ragno parlava continuava a tessere nel cerchio la sua tela, quando finì di parlare Iktome consegnò all’anziano il cerchio con la rete e disse: “la ragnatela è un cerchio perfetto con un buco nel centro, utilizzala per aiutare la tua gente a raggiungere i loro obiettivi, facendo buon uso delle idee, dei sogni e delle visioni. Se crederete in WAKAN TANKA, la rete tratterrà le vostre visioni buone, mentre quelle cattive se ne andranno attraverso il foro centrale”.
L’anziano stregone raccontò in seguito questa visione alla sua gente e da allora i Lakota ritengono l’acchiappasogni un oggetto sacro e lo appendono all’entrata dei loro tepee per filtrare i sogni e le visioni. Quelli buoni sono catturati nella rete e quelli maligni scivolano nel buco centrale e scompaiono per sempre.
 (saggia)

lunedì 28 dicembre 2009

Io , oggi...